
di Maurizio Porro
Il successo del 1966 è un’avventura farsesca, sulla scorta dei poemi epici cavallereschi italiani, buttata in ridere e con una lingua maccheronica
Domenica 23 agosto è una giornata ricolma di titoli classici, quelli per cui abbiamo amato il cinema. Come sempre, il meglio, al mattino presto: alle 9.10 sul La7 c’è il capolavoro del 1960 di Billy Wilder L’appartamento con l’oggi 92enne Shirley MacLaine, mentre a orario normale (alle 21) Sky Cinema propone il tormentato 24enne James Dean di Gioventù bruciata, del grande Nicholas Ray.
Alla fine abbiamo scelto un titolo amato e popolare ma anche molto colto, L’Armata Brancaleone di Mario Monicelli, che nel 1966 fu l’inizio di una saga che ebbe altre puntate e subito incassò quasi 2 miliardi di lire facendo fischiettare a mezza Italia la marcetta di Rustichelli. L’idea geniale del regista della Grande guerra e dei geniali sceneggiatori Age & Scarpelli (Agenore Incrocci e Furio Scarpelli) fu quella di costruire un’avventura farsesca, sulla scorta dei poemi epici cavallereschi italiani, ma buttandola in ridere — al diavolo il liceo — in una lingua «maccheronica» che mescola latino, viterbese, dialetti con fratture scomposte ma con innesti di cultura.
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