L’Arabia Saudita entra in guerra: cambia gli equilibri del Golfo? L’operazione congiunta dell’aviazione americana e saudita contro le milizie filo-iraniane in Iraq arriva a breve distanza dagli annunci sulla possibile fornitura di tecnologia nucleare (civile) da Washington a Riad. Che segnali arrivano, sul posizionamento strategico del Regno? I sauditi per quanto ricchi e armati fino ai denti non potranno modificare gli equilibri strategici del conflitto; però la loro discesa in campo così plateale rivela un formidabile errore di calcolo della leadership iraniana, che continua a compattare il vasto fronte arabo alleato degli Usa.
Per molti mesi il principe saudita Mohammed bin Salman (MbS) ha cercato di tenere insieme due strategie apparentemente contraddittorie. Da una parte ha conservato l’alleanza militare con gli Stati Uniti, indispensabile per la sicurezza del suo paese. Dall’altra ha cercato di ridurre la tensione con l’Iran, arrivando perfino a ristabilire le relazioni diplomatiche grazie alla mediazione della Cina nel 2023. Sembrava il segnale di un Medio Oriente nuovo, meno dipendente dagli schemi della Guerra fredda regionale che per decenni hanno contrapposto Teheran alle monarchie sunnite.
L’operazione militare congiunta, condotta dall’aviazione saudita insieme alle forze americane contro milizie sciite filo-iraniane in Iraq, racconta invece una realtà




