
di Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni
Domani il riesame. L’ex compagna del faccendiere chiede di essere ascoltata dai pm
I pm, si sa, credono poco all’altruismo. Quando si tratta dell’imprenditore Valter Lavitola, poi, l’uomo che tentò l’estorsione al premier Silvio Berlusconi, si fidano più dei fatti che delle (molte) versioni, fin qui, messe a verbale. La caparbia insistenza di «Valterino» riguardo alla detonazione «amica» che aveva l’unico obiettivo di potenziare la scorta a Sigfrido Ranucci, ha un grande nemico: quelle intercettazioni che ricostruiscono un quadro assai più variegato e lasciano emergere ambizioni politico istituzionali e spinte per far lasciare al conduttore Rai («Faresti bingo e tra due anni fai il presidente») il suo posto di vicedirettore.
Le 71 pagine di memoria difensiva, messa a punto dall’avvocato Sergio Cola e da suo figlio Arturo in prospettiva dell’udienza del Riesame di domattina, dimostrano che la via della scarcerazione è ancora in salita. Bisognerà convincere i giudici che Lavitola è realmente collaborativo, che non medita la fuga, non punta a inquinare le prove raccolte né a perpetrare nuovi reati. Vasto programma si potrebbe dire visti i precedenti penali specifici, ma vista anche la problematica lacunosità delle ammissioni rese a




