
Correre sulla sabbia costa il 60% di energia in più rispetto all’asfalto, attiva muscoli che la strada ignora e riduce l’impatto sulle articolazioni. Vediamo cosa dice la ricerca
Laerte Salvini
17 luglio – 17:17 – MILANO
È una delle immagini più iconiche dell’estate sportiva: qualcuno che corre scalzo lungo il bagnasciuga, con il mare accanto e i piedi che affondano nella sabbia. Lo fanno i professionisti in ritiro, lo fanno i runner amatoriali che vogliono variare la routine, lo fanno i calciatori durante i precampionati. Ma quello che sembra un allenamento pittoresco è, dal punto di vista fisiologico, uno degli stimoli metabolici più intensi che un runner possa darsi a parità di tempo e distanza. La sabbia non è semplicemente un terreno diverso dall’asfalto: trasforma radicalmente la meccanica di ogni passo, mette alla prova catene muscolari che nella corsa su strada restano spesso in ombra e riduce al tempo stesso l’impatto sulle articolazioni. La scienza ha iniziato a misurare questo fenomeno con precisione, e i numeri sono sorprendenti.
Perché correre sulla sabbia costa così tanto—
Il punto di partenza è uno studio pubblicato nel 1998 sul Journal of




