
di Alessandro Sala
La denuncia dell’associazione Leal: «Messaggio sbagliato da parte di chi ha grande notorietà. Non si può normalizzare l’orrore che sta dietro questo mercato»
Il procione imbalsamato che Haaland ha portato con sé in Norvegia sta diventando un caso. Commerciale innanzitutto, visto che il negozio che lo vende ha visto andare rapidamente sold out l’articolo, anche se il riassortimento è già stato avviato e considerata la grande richiesta, soprattutto dall’estero, sono state aperte anche le spedizioni internazionali. Ma anche etico. Posto che usare un cadavere imbalsamato come supporto per una bottiglia di liquore (o, in altre varianti, per lattine di birra) è una scelta di gusto su cui potrebbero cimentarsi psicologi e sociologi, il fatto che uno dei volti simbolo del Mondiale 2026 abbia sdoganato questi macabri souvenir rischia di generare una percezione profondamente sbagliata nell’opinione pubblica. Ovvero, il fatto che gli animali non siano altro che oggetti. Da vivi o da morti.
Lo ha evidenziato anche l’associazione antivivisezionista Leal, segnalando come l’immagine del biondo Erling che rientra a Oslo dopo l’eliminazione della sua nazionale con un procione sotto il braccio abbia già avuto come effetto non solo un aumento delle vendite di quell’oggetto, ma




