Home / Politica / La sinistra del No e il vizio antico di bloccare tutto

La sinistra del No e il vizio antico di bloccare tutto

image

Hanno esultato come Tardelli alla finale dei Mondiali dell’82. Braccia al cielo, pugni chiusi, urlo liberatorio. L’inchiesta sul Ponte è meglio di un gol al novantesimo. «Bisogna fermare i lavori» tripudia il pentastellato Giuseppe Conte. «Opera dannosa dal punto di vista ambientale» esulta la piddina Elly Schlein. «Quei quattordici miliardi devono essere restituiti agli italiani» gioisce il verde Angelo Bonelli. «Sottrazione indegna di risorse al Mezzogiorno» gongola il compagno Nicola Fratoianni. «Se riescono a rubare prima ancora di aver iniziato meritano il Nobel» conclude l’immaginifico Matteo Renzi.

Duellano su tutto: primarie, programma, alleanza. Su una cosa, però, i moschettieri del Campo largo restano uniti come un sol uomo: la stentorea avversione alle grandi opere.

Ferocemente contrari a ogni modernità. No, no e ancora no. Cominciò il Pci, negli anni Settanta, con la demoniaca tv a colori. La pubblicità variopinta, per i comunisti, avrebbe spinto a consumismo smodato e inevitabile bancarotta. I tempi cambiano, ma l’insofferenza resta. Così il Ponte sullo Stretto diventa il male assoluto. Persino nel 1876 l’allora ministro dei Lavori pubblici, Giuseppe Zanardelli, però sognava: «Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al continente». Ma già Plinio il Vecchio raccontava di un collegamento galleggiante,

Tagged: