di Guido Olimpio
Per il tycoon l’Arabia di Bin Salman resta più un cliente che un alleato
Una lunga marcia ha portato i sauditi verso la meta nucleare. Un percorso costellato di rifiuti, pressioni, trattative da bazar. Alla fine, l’intesa è arrivata e non è un caso che lo sia grazie a Donald Trump, poco paziente con la diplomazia ma attento agli affari. Il presidente non ha mai nascosto di considerare il regno un cliente piuttosto che un alleato, una visione ribadita anche in modo colorito nei confronti del partner. E ha trovato la chiave per assecondare una richiesta partita da lontano.
Prudenza iniziale
Il principe Mohammed Bin Salman lo ha dichiarato spesso: se l’Iran arriva alla Bomba, lo faremo anche noi. Un’affermazione ad accompagnare i ripetuti contatti con gli Usa riguardanti lo sviluppo di un programma atomico civile. Infatti, i sauditi hanno bussato più volte alla porta di Washington incontrando reazioni più che prudenti. Gli Stati Uniti hanno tergiversato. C’era la questione iraniana aperta, erano forti le pressioni israeliane per un no, esisteva (ed esiste) il timore di favorire la proliferazione in una regione esplosiva, al Congresso erano molti i parlamentari poco propensi ad appoggiare il disegno




