La Cina si prepara a ripetere una manovra simile a quella degli iraniani nello stretto di Hormuz, ma nel suo caso attorno all’isola di Taiwan. L’interrogativo circola tra molti esperti militari che osservano il comportamento cinese nelle acque attorno a Taiwan. Lo ricordo, l’isola di Taiwan è abitata da 24 milioni di persone, prevalentemente di etnia cinese, alcuni dei quali sono discendenti dei nazionalisti sconfitti da Mao.
Dal 1949 la Repubblica Popolare Cinese Comunista vuole annettersi Taiwan, dove invece c’è un sistema politico democratico. Ora, quello che sta accadendo di recente che la Guardia costiera cinese, che è parte della Marina militare di Pechino, pattuglia le acque attorno a Taiwan trattandole come se fossero parte delle proprie acque territoriali, parte della propria sfera sovrana. Così facendo la Cina sta ostacolando la libertà di navigazione e sta anche spesso sconfinando in acque che sono considerate semmai nella sfera del Giappone.
Tutto questo sembra preparare lentamente, progressivamente, quell’area dell’Estremo Oriente e il mondo intero a uno scenario in cui la Cina potrà trattare Taiwan, le sue navi, le sue esportazioni di microchip, le sue importazioni di energia e materie prime come se fossero sotto la propria giurisdizione e competenza.




