
di Monica Guerzoni
Il Quirinale rompe il silenzio. Aleggia l’ipotesi della «revoca» della grazia (anche se nessuno pronuncia la parola)
Per giorni al Quirinale hanno seguito con sofferta attenzione gli sviluppi dell’inchiesta del Fatto Quotidiano su Nicole Minetti. Assieme allo sconcerto per i dettagli choc e le ombre sollevate dal racconto, cresceva il timore di aver firmato l’atto di grazia in favore di una persona non meritevole, a dir poco. Il 25 aprile, giorno in cui Sergio Mattarella celebrava la Liberazione tra l’Altare della Patria e San Severino Marche, il giornale diretto da Marco Travaglio titolava sull’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi in costume da bagno e il titolone «Nicole Minetti gestiva il ranch con le squillo».
Nello staff si ragionava sul da farsi: parlare, o tacere? Domenica ha prevalso la scelta di lasciare al presidente qualche ora di tregua, sperando che a battere un colpo fossero il governo e i legali della donna. Finché ieri, sui tavoli del Quirinale, è approdato il Fatto con la terza puntata dell’inchiesta firmata da Thomas MacKinson: «Minetti fece causa per ottenere il bimbo che le è valso la grazia». La goccia, che ha convinto l’ufficio stampa del Colle a rompere




