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La leva di Petrini consegnata alla storia del cibo politico e della terra che resiste

Risulta difficile, e in parte presuntuoso, scrivere oggi di Carlo Petrini, da una giornata nella quale la sua morte è già diventata formula di agenzia. La sua fine era attesa, e questo ci dispone al lutto in maniera più composta. Eppure, proprio nel correre di queste ore, mentre la retorica del cordoglio lavora già a renderlo inoffensivo, occorre dire subito che il messaggio di Petrini fu, ed è, una forza di rottura dentro la storia materiale del nostro tempo; più denso di significati, più carico di conseguenze, di un uomo che ha diretto per quarant’anni un processo di trasformazione civile intorno al cibo. È morto colui che ha sottratto il mangiare alla sua innocenza.

L’uomo che ha reso il cibo una questione pubblica

Non è enorme? È enorme, certo. Ma ancora non centra il punto. Prima che la sua idea diventasse, da Bra, una rete internazionale, il cibo era per molti un fatto privato, al più estetico. Dopo Petrini, è diventato una questione pubblica. L’atto più quotidiano si è trovato legato alla condizione dei contadini, alla giustizia sociale, alla sopravvivenza di comunità e saperi esposti alla cancellazione industriale.

La leva di Petrini consegnata alla storia del cibo politico e della terra che resiste

Con Carlo Petrini il cibo è diventato una questione pubblica

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