Tra i falchi della destra americana circola una dietrologia che riassumo così: il negoziato con l’Iran è una finta, che serve a Donald Trump per far scendere il prezzo della benzina fino alle elezioni di mid-term. Passate quelle, la guerra riprenderà, e finalmente andrà fino in fondo, cioè fino al rovesciamento del regime, unico obiettivo strategico che è degno di essere perseguito perché eliminerebbe una minaccia costante per la sicurezza del Medio Oriente e del mondo intero.
Una rassegna di podcast vicini agli ambienti dei «neocon» (i neoconservatori che teorizzarono la guerra in Iraq nel 2003), come School of War, Iran Breakdown, What the Hell Is Going On, dà un’idea di quel che agita questo mondo.
Anche tra alcuni notabili del partito repubblicano, come il senatore trumpiano Lindsay Graham, il Memorandum in 14 punti su cui Vance sta negoziando è inaccettabile, a meno che si tratti di un sotterfugio e di una finta trattativa. Nel dibattito si è riaffacciato perfino Mike Pence, l’ex vicepresidente che ruppe con Trump alla fine del primo mandato (non gli perdonò il 6 gennaio 2021): stavolta lo troviamo tra i falchi.
Ma c’è una parte importante del mondo MAGA (Make America Great Again)




