
di Giuseppe Antonelli
La forma è la stessa da un lato del neologismo «bomba d’acqua»: come se si trattasse di un fenomeno atmosferico, di un imprevedibile disastro naturale
Per definire l’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone giunte a nuoto dalle coste del Marocco, si è usata spesso — in questi giorni — l’espressione «bomba umana». Espressione che allude all’ipotesi secondo la quale dietro l’evento potrebbe esserci una precisa volontà politica: una sorta di meccanismo a orologeria. Le parole pesano non solo per quello che dicono, ma anche (a volte di più) per quello che evocano. In questo caso, la forma è la stessa da un lato del neologismo «bomba d’acqua»: come se si trattasse di un fenomeno atmosferico, di un imprevedibile disastro naturale. Dall’altro, ci riporta — più strettamente — a quello «scudo umano» che già dal ‘900 fa purtroppo parte del lessico bellico. Tornando indietro ancora di un secolo, alle persone usate come «carne da cannone»: vittime sacrificabili (più che sacrificali) sull’altare della guerra.
Nei primi usi di «bomba umana» questo significato si spostava dalla vittima al carnefice: «Terrorista che si fa saltare in aria durante la deflagrazione», spiega il Vocabolario Treccani. Nell’uso che




