
Nell’anniversario dell’attacco al cuore di New York un pensiero va anche ai tanti soccorritori a quattro zampe che affiancarono polizia e vigili del fuoco nella ricerca di superstiti e vittime
«Fanno turni di 14 ore. Hanno scavato sotto la pioggia, continuano a farlo oggi sotto un sole quasi beffardo. Si arrampicano in cordata o sulle scale sulla montagna di macerie, si passano in catena i secchi pieni di detriti: che verranno poi setacciati uno per uno, alla ricerca di un indizio». Così, il 16 settembre 2001, Luigi Offeddu raccontava sul Corriere della Sera il lavoro incessante dei soccorritori impegnati a Ground Zero, nei giorni successivi all’attacco alle Torri Gemelle.
Era una ricerca estenuante, condotta tra polvere, calore e detriti, nella speranza di trovare qualcuno ancora in vita o di restituire un corpo alle famiglie. In quella folla di uomini e donne impegnati senza sosta c’erano anche decine di cani da soccorso: pastori tedeschi, labrador e altre razze addestrate a muoversi tra le macerie e a seguire le tracce delle persone disperse. Il loro contributo fu importante fin dalle prime ore: alcuni furono impiegati nella ricerca di superstiti, altri nella localizzazione delle vittime. Nei giorni e nei mesi successivi, molti animali



