
Il Presidente in tribuna da tifoso nell’atmosfera magica di Piazza Plebiscito. E alla fine saluta italiani e svedesi e poi un abbraccio con De Giorgi
11 settembre – 00:06 – NAPOLI
Napule è mille colori, ma soprattutto tanto azzurro. Napule è una basilica dell’Ottocento che fa da sfondo a un campo da pallavolo. Napule è un cielo incerto, che fa cadere qualche goccia, prima sì, poi no, poi sì, poi basta. Napule è piazza del Plebiscito con quasi seimila persone arrampicate su una struttura semipermanente che qui proprio non si era mai vista. Napule è una gara a singhiozzo, e stendi i teloni e piega i teloni, di cui però nessuno vuole perdere neanche un minuto. Nemmeno Sergio Mattarella, arrivato in questo impianto che – al netto delle complicazioni metereologiche – sa togliere il fiato mentre cadevano le prime gocce. La città gli regala un applauso sincero e prolungato, lui ricambia sbracciandosi per salutare. La figlia Laura gli si siede accanto. Dall’altro lato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: “Speriamo che il tempo regga. Sarebbe un peccato, perché questa è una meraviglia. Lo dico da napoletano”. E dalla tasca




