
di Valerio Cappelli
«Non mi piace quando qualcuno viene ucciso». La star, premiata a Cannes con Women in Motion, ha appena lavorato in Italia nel film del suo amico Tom Ford
CANNES Julianne Moore appare in tailleur nero, scarpe rosse che sembrano pantofole paffute (pare siano all’ultima moda). Eccola con i suoi lineamenti fini, la bellezza sofisticata, pelle diafana, lentiggini, gli inconfondibili capelli rossi oggi raccolti. Il festival la premia con Kering, Women in Motion. Classe’60, Interpreta donne colte, borghesi, complesse, attraversate da fragilità emotiva, lavorando sui silenzi, su movimenti del volto quasi impercettibili.
Ricorda gli inizi?
«Ero determinata, ma la mia ambizione non era quella di diventare una star. E la mia carriera non è stata per niente lineare, è piena di up and down. Non immaginavo di fare chissà quale carriera. Quando cominciai il teatro, ignoravo che si potesse vivere di questo mestiere».
Cosa avrebbe dovuto fare?
«Ero destinata agli studi classici, la prof convinse i miei a iscrivermi a una scuola d’arte drammatica. Feci la promessa a mio padre che avrei studiato medicina in parallelo, se le cose fossero andate male. Nel 1985 entrai nel cast di “Così gira il mondo”. Una soap opera




