
di Francesca Scorcucchi
Sei episodi, ora su HBO Max, ambientati tra la Glasgow degli anni 80 e il presente per una storia non facile di tossica mascolinità e repressa sessualità
Quando nel 2000 Stephen Daldry lo ingaggiò per interpretare il bambino ballerino di Billy Elliot, Jamie Bell aveva quattordici anni e una vera passione per la danza, ereditata da madre, nonna, zia e sorella, tutte danzatrici. Nella sua vita non c’era una figura paterna, esattamente come succede a Niall Kennedy, il personaggio che ora interpreta in Half Man, la serie HBO firmata da Richard Gadd, la cui fama è legata al successo del drammatico Baby Reindeer. Half Man è composta da sei episodi, ora su HBO Max, ambientati tra la Glasgow degli anni 80 e il presente. Una storia non facile di tossica mascolinità e repressa sessualità. La trama parte dal matrimonio interrotto di Niall (Bell), che vede ricomparire nella sua vita il fratellastro Ruben, interpretato da Richard Gadd. Poi la serie procede a ritroso e racconta i quasi quarant’anni di un legame tossico costruito su violenza, machismo e omofobia, ma anche di una strana forma di amore fraterno. Nel farlo disegna una società in cui l’identità




