di Andrea Bonafede
Il gruppo da 395 milioni di ricavi vede aumentare le proprie esportazioni (+0,45%), facendo meglio del settore italiano (-3,7%). Il ceo Mutinelli : «Anche l’Africa è interessante. Oggi serve una riflessione sulle quantità prodotte: meglio puntare sul valore»
C’è chi l’ha definita la «tempesta perfetta». E a un primo sguardo, potrebbe sembrare che il vino italiano ci sia finito dentro. Ma nelle pieghe di un contesto caratterizzato da flessione dell’export (-3,7% nel 2025), costanti tensioni geopolitiche e cambiamento nei modelli di consumo — spumanti e Prosecco resistono, i rossi calano —, si possono scorgere delle opportunità. Serve un po’ di intraprendenza nel coglierle. È questo il pensiero di Alessandro Mutinelli, presidente e amministratore delegato di Italian Wine Brands, tra le imprese leader del vino italiano con 395 milioni di ricavi nel 2025 e un portafoglio di oltre 70 marchi. Dopo le fiere di Parigi, Düsseldorf e Verona (con Vinitaly), l’umore da lui percepito è un misto tra il cauto e il preoccupato, ma la sua visione appare chiara. Il vino è in una fase di transizione: bisogna accettarlo e abbracciare il cambiamento. «Il consumo è diventato occasionale, quindi una delle prime trasformazioni deve avvenire




