di Giuliana Ferraino
Il nuovo ceo deve dimostrare che la Mela sa ancora inventare il futuro. Da Siri ai «pin» indossabili. Per non finire come Nokia nel 2007. La sfida di OpenAI con un nuovo dispositivo
John Ternus ha confessato di essersi sentito intimidito quando ha iniziato a lavorare in Apple. Non sapeva se avrebbe retto. Ha imparato, ha detto nel 2024 ai neolaureati della sua università, a «partire sempre dal presupposto di essere intelligente quanto chiunque altro nella stanza, ma senza mai dare per scontato di sapere quanto loro». Dal prossimo settembre sarà lui l’amministratore delegato di Apple, per decenni la società più capitalizzata al mondo, anche se oggi il primato è conteso tra Nvidia e Microsoft. Ternus diventa l’erede di Steve Jobs, il visionario che con l’iPhone ha cambiato per sempre il rapporto tra le persone e la tecnologia, e di Tim Cook, il manager che quell’eredità ha trasformato in un impero da quasi 4.000 miliardi di dollari. L’ingegnere che non dava nulla per scontato guiderà l’azienda che meno di qualsiasi altra può permettersi di sbagliare, proprio mentre l’intelligenza artificiale rimescola le carte e i dazi del presidente Donald Trump impongono un ripensamento radicale di




