
di Michela Cirillo
Il giornalista bergamasco che fondò la rivista: «Oggi si pensa più a fotografare il piatto che a gustarlo»
Un punto di riferimento per chi sta dietro ai banconi di ristoranti, bar, hotel. Ma anche per chi produce ciò che viene messo in piatti e bicchieri. Compie quarant’anni Italia a tavola, la rivista nata dall’idea di Alberto Lupini, giornalista bergamasco che ha fatto di una passione il filo rosso di tutta la sua carriera.
Come è nata l’intuizione di una rivista dedicata al mondo della ristorazione?
«Un po’ per caso. Nel 1986 lavoravo come giornalista di economia, ma avevo una grande passione per la ristorazione e il vino. Mi era stato chiesto di seguire insieme a un collega il bollettino di un’associazione di cuochi. Lì ci è venuto lo spunto per fare una cosa nostra, che in Italia ancora non esisteva. Poi mi è un po’ scappata la mano e ho deciso di dedicarmi completamente a questo».
Qual è il vostro obiettivo?
«Garantire un aggiornamento professionale a tutti gli operatori dell’Ho.re.ca (acronimo di hotellerie-restaurant-café, ndr), con particolare riferimento alla ristorazione. Siamo stati i primi a fondare un quotidiano online di enogastronomia e volevamo diventare




