
di Greta Privitera
Ecco lo scenario che si presenta dopo le elezioni in cui nessuno schieramento ha raggiunto la maggioranza
Dalla nostra inviata a Tel Aviv
Dalle elezioni israeliane è uscita una sola certezza: c’è una maggioranza contro Benjamin Netanyahu. Tutto il resto è un punto di domanda. Il premier ha giurato fedeltà ai suoi alleati, l’estrema destra di Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir e del Sionismo religioso di Bezalel Smotrich, e gli ultraortodossi di Shas e dell’Ebraismo unito della Torah. Gadi Eisenkot ha promesso che non governerà né con lui né con gli arabi. Naftali Bennett e Avigdor Liberman, uomini di destra all’opposizione, non vogliono né Netanyahu né i partiti arabi. Con questi giuramenti, e con i numeri usciti dalle urne, governare è complicato.
Ieri, con il 96 per cento delle schede scrutinate, il blocco di Netanyahu ha raggiunto i 53 seggi, quello dell’opposizione 48, i partiti arabi 19, il loro record. Il Likud resta in testa con 26 seggi. Yashar, la formazione di centro di Eisenkot, ex capo di stato maggiore, si ferma a 21, dopo che martedì sera si era fatto presentare sul palco come «il prossimo primo ministro».
I risultati definitivi arriveranno il 4 novembre.




