di Leonard Berberi
Il dato è contenuto nel documento finanziario del vettore statunitense. I passeggeri sono comunque aumentati del 18%, ma il vettore ha comunque chiuso in perdita
La tariffa media per volare con Frontier, la principale compagnia ultra low cost degli Stati Uniti (simile, per modello di business, a Ryanair e Wizz Air in Europa), è balzata del 71% nel trimestre estivo rispetto a un anno prima, segnando un record mondiale — finora senza precedenti —, spinta dall’impennata del costo del cherosene, e trasformandosi nel primo test su quanto le persone siano disposte a pagare di più.
È anche un assaggio di quello che potrebbe succedere in Europa, in particolare nella seconda metà del 2027, se la situazione geopolitica non dovesse cambiare (in meglio) e man mano che si esauriscono le politiche di protezione dalle fluttuazioni del prezzo del jet fuel. Politiche che, negli Stati Uniti, nessuna compagnia adotta da diverso tempo.
I numeri di Frontier, contenuti nella trimestrale, si avvicinano alle stime di diversi analisti che nei giorni scorsi, contattati dal Corriere, non avevano escluso un aumento medio delle tariffe aeree dell’80-100%. Questo a causa del cherosene che, in Europa, oggi costa




