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Islanda, oggi il referendum che può riaprire la porta all’Unione europea: per cosa si vota e perché è importante

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di Monica Ricci Sargentini

Si vota per decidere se riprendere i negoziati interrotti nel 2013. Pesano costo della vita e pesca, ma anche le nuove tensioni nell’Artico e i dubbi sull’affidabilità degli Stati Uniti

Non è ancora un referendum per entrare nell’Unione europea. Ma è il voto che può riportare l’Islanda sulla strada di Bruxelles dopo tredici anni. Circa 270 mila islandesi sono chiamati oggi alle urne per rispondere a una domanda molto precisa: se l’Islanda debba riprendere i negoziati di adesione con l’Unione Europea. Il referendum è formalmente consultivo, ma il governo ha assicurato che ne rispetterà l’esito. Se vincerà il sì, Reykjavik riaprirà il dossier congelato nel 2013, se al termine delle trattative si arriverà a un accordo, saranno ancora gli elettori a decidere, con un secondo referendum, se entrare davvero nell’Ue.

La partita è apertissima. L’ultimo sondaggio Gallup, pubblicato alla vigilia del voto, dava il no al 51,6% e il sì al 48,4%, ribaltando di poco altre rilevazioni che avevano visto avanti gli europeisti. La campagna ha diviso un Paese di appena 400 mila abitanti su questioni molto concrete: il costo della vita, i mutui, la corona islandese e soprattutto il controllo delle acque

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