
Società di comodo e intermediari esteri permettono all’Iran di accedere al circuito del dollaro. La stretta di Trump punta sui controlli bancari, tra difficoltà di tracciamento e rischi per la stabilità finanziaria.
La stretta economica dell’amministrazione Trump sull’Iran si scontra con una vulnerabilità interna al sistema che dovrebbe isolare Teheran: le banche americane. Secondo funzionari e ricercatori occidentali, miliardi di dollari riconducibili all’Iran attraversano ogni anno conti di compensazione negli Stati Uniti, nonostante le sanzioni vietino ai soggetti sottoposti alla legge americana quasi tutte le attività finanziarie con il Paese. A consentire questi passaggi è una rete di intermediari esteri, società di comodo e rapporti bancari difficili da ricostruire.Al centro del meccanismo c’è la corrispondenza bancaria, un’infrastruttura che permette agli istituti di Paesi diversi di regolare pagamenti internazionali. Le banche straniere utilizzano conti presso istituti americani per effettuare operazioni in dollari. L’Iran sfrutterebbe questi collegamenti attraverso partner capaci di occultare l’origine e la destinazione dei fondi. Le banche statunitensi possono così intervenire nella compensazione di trasferimenti i cui legami con Teheran non emergono dai dati disponibili. Washington ha invitato gli istituti esteri a interrompere le operazioni che consentono all’Iran di accedere al circuito del dollaro e ha chiesto alle



