I deepfake «sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no», aveva avvisato la premier a maggio scorso mostrando una sua foto manipolata dove appariva in biancheria intima, usata sui social per screditarla. E adesso Giorgia Meloni quegli strumenti li ha usati: la presidente del Consiglio si è rivolta all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale e ha depositato il suo timbro vocale, come conferma palazzo Chigi. Registrare un marchio vocale o sonoro all’Unione Europea significa acquisire il diritto esclusivo di usare un determinato suono o una specifica voce in tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’Intelligenza artificiale, possa essere utilizzata in maniera truffaldina per qualsiasi scopo: economico, politico, diplomatico. Una strada intrapresa, solo per citare qualche nome noto, anche da Luca Ward, il celebre doppiatore di Russel Crowe, o la cantante Giusy Ferreri. Come si può constatare sul sito dell’Euipo, la domanda, presentata dalla premier tramite uno studio legale di Roma e una società marchigiana specializzata nella tutela della proprietà intellettuale, risulta «oggetto di esame». La registrazione è collegata a tre tipi di servizi, che includono contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e




