
di Luigi Ippolito
Anche funzionari italiani alla kermesse di Birmingham, mentre il partito è sotto accusa. Presenti anche Germania e Spagna (ma non la Francia)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Le diplomazie europee cominciano a prendere le misure di Nigel Farage e del suo partito, Reform: al congresso di Birmingham in corso in questi giorni diverse ambasciate hanno inviato per la prima volta i loro funzionari politici, un segno che la formazione della destra populista britannica è ormai considerata un attore significativo che non si può più ignorare. Fra i Paesi presenti ci sono l’Italia, la Germania e la Spagna (ma non la Francia). È prassi comune che ai congressi dei laburisti e dei conservatori vadano i rappresentanti diplomatici europei, in certi casi perfino gli ambasciatori: per Farage non ci si è spinti a questo livello di ufficialità, ma comunque si è deciso di stabilire un rapporto per tastare direttamente il polso di Reform e magari far filtrare le posizioni europee.
È un interesse che rischia però di essere un po’ tardivo: il partito di Farage si vede ormai scavalcato nei sondaggi dai laburisti ringalluzziti dalla popolarità del nuovo premier, Andy Burnham, mentre il tribuno della destra populista




