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Il vino è in crisi? Gli spirits possono diventare la carta vincente dei locali

Gli spirits italiani possono diventare un grimaldello per trasformare in un’arma affilata la drink list – la carta dei distillati, ma anche la proposta mixology al bar o in abbinamento con l’offerta di ristorazione. È necessario però che smetta di essere un elenco, per trasformarsi in un racconto incarnato dal sommelier o dal barista. E proprio mentre il vino attraversa una fase di rallentamento dei consumi, si apre una nuova partita per il mondo della ristorazione e dell’Horeca. Non si tratta di sostituire il vino, ma di intercettare nuove occasioni e abitudini di consumo. Il cliente sceglie non il prodotto più noto – talvolta banale – ma quello che porta con sé un territorio, una storia, una nota aromatica o amaricante particolare. Attorno a questo passaggio si gioca oggi una partita commerciale concreta per bar e ristoranti italiani, che negli spiriti nazionali – amari, bitter, vermouth, gin – hanno a disposizione uno strumento di identità e di fidelizzazione ancora largamente sottoutilizzato.

Caffo: la geografia conta

Il quadro di mercato lo fotografa Nuccio Caffo, ceo del Gruppo Caffo e presidente del Consorzio Nazionale Grappa, che parte dalla distinzione “storica” tra aperitivi e fine pasto, «inteso non solo come amari, ma anche grappe,

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