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Intesa-Mps, la strategia di Messina che con Mediobanca e Generali vuole diventare un big europeo

di Paola Pica

Dopo l’Ops la banca diventerebbe seconda in Ue per capitalizzazione di Borsa. La lunga storia degli incroci tra le due banche negli ultimi 30 anni

Le finestre aperte al piano nobile della Ca’de Sass, le auto nel cortile, l’insolito via vai nella domenica del Corpus Domini. Nella sede storica di Intesa Sanpaolo a Milano,in via Monte di Pietà, a due passi dalla Scala, l’amministratore delegato Carlo Messina riunisce il consiglio per illustrare l’ipotesi di un’offerta, in tandem con Unipol e la controllata Bper, sul Monte dei Paschi di Siena. Viene annunciata all’alba dell’8 giugno: si tratta di un’Opas totalitaria con un premio del 12,5%. La stima sul valore dell’operazione è di oltre 30 miliardi. È il secondo colpo di scena nella domenica di giugno: solo poche ore prima le agenzie battono la notizia della proposta di aggregazione con Siena del Banco Bpm. La sostanza del disegno è semplice e insieme ambiziosa: a Bper andrebbe buona parte della rete bancaria del Monte (635  filiali), a Intesa tutte le attività Mediobanca (corporate, private, investment) e attraverso quest’ultima, il pregiato 13% di Generali. Una mossa che, se confermata, può ridisegnare la mappa europea. Con Mediobanca, Intesa Sanpaolo

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