
La diffusione delle nuove tecnologie corre più veloce dei benefici economici. Ma per le piccole realtà produttive italiane si apre una possibilità inedita: accedere a competenze e strumenti finora riservati ai grandi gruppi
L’intelligenza artificiale giova davvero tanto all’economia? Domanda prosaica, nella temperie di interrogativi morali, esistenziali, filosofici che orbitano intorno all’Ai. Ma se si accertasse che essa accresce a dismisura il benessere materiale delle comunità che l’adottano, potremmo anche essere disposti a correre qualche rischio, perfino quelli che alcune voci critiche ci dipingono come gravi: da un aumento subitaneo della disoccupazione fino all’estremo dello sterminio dell’umanità. Per il momento, il nesso fra Ai e crescita economica rimane controverso. Per analizzarlo dati alla mano, dobbiamo prima chiarire che cosa intendiamo per intelligenza artificiale e che cosa per benessere materiale di una comunità nazionale. Qui ci interessano soprattutto i nuovi sistemi di Ai generativa, basati sui grandi modelli linguistici prodotti da alcune immense aziende americane, fra cui OpenAi, Anthropic, Google e Meta. Quanto al benessere materiale, possiamo limitarci al prodotto nazionale e al suo tasso di crescita. Questi, al di là delle oscillazioni cicliche, dipendono essenzialmente dalla sapienza produttiva del sistema delle imprese, cioè da quella che gli economisti chiamano




