
di Thomas Bendinelli
L’analisi del docente dell’Università di Brescia Carmine Trecroci. Sullo sfondo c’è il rischio contrario di una crisi finanziaria: «Se arrivasse una recessione, la domanda diminuirebbe e potrebbe attenuare lo shock energetico»
Il petrolio che corre, il gas che torna a pesare sui costi e una finanza internazionale esposta a nuove bolle. L’inflazione italiana viaggia attorno al 3%, ma potrebbe salire ancora, mentre sullo sfondo si affaccia un rischio opposto: una brusca frenata dell’economia e dei prezzi provocata da una crisi finanziaria. È il quadro tracciato da Carmine Trecroci, docente di Economia monetaria e finanziaria all’Università degli Studi di Brescia, che con Franco Spinelli ha appena pubblicato per Giappichelli «Crisi finanziarie nella storia».
Professore, da dove arriva oggi l’inflazione?
«L’inflazione misura la variazione nel tempo del livello dei prezzi di un paniere di beni e servizi. Può dipendere dalla domanda o dall’offerta. Oggi la domanda aggregata non è particolarmente forte e quindi non sta spingendo i prezzi. Le tensioni arrivano soprattutto dall’offerta, cioè dai costi di produzione: energia, materie prime, reperibilità di prodotti intermedi come i microchip e semilavorati. Se aumentano i costi, prima o poi una parte finisce sui prezzi finali».
Petrolio e




