di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
L’Istituto ha pubblicato i dati definitivi di luglio. Pesa l’energia, mentre il carrello frena all’1%. L’Italia nella media europea, la Francia va meglio
L’inflazione rallenta, ma meno di quanto si pensasse. L’Istat ha rivisto al rialzo il dato di luglio: l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) è cresciuto dello 0,3% rispetto a giugno e del 2,9% su base annua, contro il 2,8% indicato nella stima preliminare. Il passo indietro rispetto al 3% di giugno si riduce dunque a un solo decimo e porta l’inflazione acquisita per l’intero 2026 al 2,7%.
Il 2,9%, tuttavia, racconta solo una parte della storia. Sotto la superficie dell’indice generale le diverse voci si muovono infatti in direzioni anche molto lontane tra loro. Rallentano gli energetici non regolamentati, dal +13,3 all’11,4%, e gli alimentari non lavorati, dal +4,4 al 3,6%. Corre invece l’altra metà dell’energia, quella regolamentata: dal +9,2% di giugno si passa al +14,8% di luglio, con un balzo del 6,5% in un solo mese. Accelerano anche i servizi relativi ai trasporti, dall’1,1 all’1,6%, e quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal 2,7 al 3%.
Il ruolo decisivo dell’energia
A tenere alta




