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Incentivi alle assunzioni di giovani e donne, gli industriali veneti si dividono: «Funzionano», «No, non sono la soluzione»

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di Gianni Favero

Reazioni divergenti al decreto del governo. Il precedente (con boom di assunzioni) del 2015

I nuovi «bonus 2.0» che il Governo farà entrare in vigore in occasione del 1 maggio con lo scopo prevalente di incentivare le assunzioni di donne e di giovani, cioè le fasce d’età di cui vi è più carenza nella piattaforma dell’occupazione italiana, convincono ma solo in parte.

È la sintesi sommaria delle opinioni espresse da più interlocutori veneti, a vario titolo coinvolti nelle dinamiche del mondo del lavoro, i quali giudicano la norma, nella sostanza, efficace per quanto riguarda il principio delle decontribuzioni e per aver acceso i riflettori sui contratti di lavoro sottoscritti al ribasso da organizzazioni scarsamente rappresentative, ma parziale perché sbilanciato sulla parte datoriale più che su benefici diretti per i dipendenti. Osservatorio privilegiato e dunque generalmente autorevole sul piano delle previsioni, è l’agenzia regionale Veneto Lavoro, il cui direttore, Tiziano Barone, fa riferimento ad esperienze precedenti in cui «la leva della decontribuzione ha dimostrato di funzionare. Lo verificheremo anche questa volta con i risultati, nelle prossime settimane dedicheremo un focus sull’effetto degli incentivi».

Il riferimento ad altri momenti in cui le assunzioni sono

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