di Marcello Pasquero
Ora Cia Cuneo chiede di ridurre la produzione ma niente allarmismi: in regione la contrazione si è mantenuta nell’alveo di un contenuto calo compreso tra il 2% e il 6%
Il vino piemontese cerca una via condivisa e lungimirante per uscire dalla crisi del settore. Se il quadro globale si presenta complesso, contrassegnato da tensioni geopolitiche, dazi e un mutamento strutturale nei consumi, la vitivinicoltura del Nord Ovest dimostra una tenuta superiore alle attese.
È il messaggio chiaro e corale emerso dall’affollata sala dell’Agenzia di Pollenzo, teatro degli Stati Generali del Vino promossi dalla Cia del Piemonte.
I dati dell’export
Un momento di analisi schietta e di sintesi strategica, durante il quale i vertici della filiera hanno fatto il punto sulle prospettive economiche della regione, invocando un’azione congiunta con la Regione per guidare il settore nei prossimi cinque-dieci anni.
I dati macroeconomici, del resto, invitano a una lettura lucida e priva di allarmismi. Se l’export del vino italiano ha registrato una flessione maggiore in Piemonte la contrazione si è mantenuta nell’alveo di un contenuto calo compreso tra il 2% e il 6%. Un’oscillazione fisiologica in un contesto globale turbolento, riassorbibile con una mirata penetrazione sui mercati




