di Cristina Ravanelli
Molti gli aspetti da considerare, che non riguardano solo la veridicità delle parole. Il parere dello psichiatre e psicanalista Leonardo Mendolicchio
I casi di soliloquio che hanno segnato la storia della cronaca giudiziaria sono numerosi e possono confermare o ribaltare le tesi investigative. Quelli di Salvatore Parolisi, intercettati sempre in auto quando era ancora solo sospettato, furono decisivi per il suo arresto e poi la condanna per aver ucciso la moglie Melania Rea. Nel 2015, il miliardario americano Robert Durst sussurrò tra sé: «Ecco fatto. Sei beccato. Cosa diavolo ho fatto? Li ho uccisi tutti, ovviamente». Nel caso di Garlasco per l’accusa suonano come la prova della confessione di Andrea Sempio mentre per la difesa sarebbero solo commenti senza alcun valore. Ma come possono orientare gli inquirenti? «Il dialogo interiore è un comportamento normale e molto comune. Ma quando è legato a questioni che riguardano la criminologia porta con sé molti elementi interessanti che possono agevolare le indagini» spiega Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista.
Quali sono questi elementi?
«Innanzitutto quando una persona dialoga ad alta voce con sé stessa dice cose che non direbbe in altri contesti sociali. È un momento di estrema libertà in




