
Cardinale gli ha parlato a quattr’occhi, Amorim gli ha consegnato – anche – le chiavi della trequarti, e a Torino in tre minuti il francese ha deciso la partita. Le polemiche e i punti interrogativi dell’estate sono già un ricordo
In tre minuti di orologio l’orfano, il disilluso, il grande afflitto per l’addio di Massimiliano Allegri, ha dimostrato di poter giocare a pallone – e soprattutto divertirsi – anche senza Max. Ovviamente stiamo esagerando però, insomma, fino a un certo punto per com’era andata l’estate. Il Milan tornato a pancia piena da Torino ha portato con sé anche un nuovo Rabiot. Che non ha ancora i novanta nelle gambe – non potrebbe, considerati i pochi giorni di allenamento -, che magari deve ancora capire nel dettaglio quanto gli chiede Amorim, ma che essendo un giocatore di alto livello riesce a essere decisivo anche a mezzo servizio. Non solo: la mezzora abbondante contro i granata gli ha dato modo pure di sgombrare il campo da qualsiasi equivoco.
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Le ultime settimane, diciamolo, per lui erano state turbolente. Un’estate iniziata con lo shock di ritrovarsi fuori dalla Champions, proseguita con l’altra bastonata ricevuta dalla sua Francia al Mondiale, e conclusa poi




