
Chris era un picchiatore, ma dopo il ko che rischiò di uccidere Watson, si reinventò, diventando un personaggio eccentrico finito sulle pagine delle riviste di moda
Se lo definissimo eccentrico avrebbe diritto di risentirsi all’istante, perché lo faremmo rientrare in una categoria. Il solo aggettivo adatto per lui è: unico; a sessant’anni compiuti lo scorso 8 agosto così come quando ne aveva venticinque. Chris Eubank ha sempre voluto essere… Chris Eubank; fuori dal ring ancora più che dentro, probabilmente, ma scindere del tutto l’uomo dal pugile sarebbe un altro di quei tentativi che fallirebbero in partenza, quindi non è il caso di perdere tempo. Quello stesso tempo della sua esistenza che lui ha reinventato più volte, quando era un ragazzino: per vicissitudini e per destino, in un tracciato esistenziale in cui la boxe è stata la sua Via di Damasco, dopo la nascita a Londra, nel sobborgo di Dulwich, i primi anni di vita trascorsi in Giamaica, il ritorno nella Capitale inglese, quindi il trasferimento a New York, a sedici anni, al seguito di sua madre.




