
di Alessandra Muglia
Il numero due del governo di Bucarest: «I sistemi tradizionali non bastano, la Nato ci dia copertura subito»
Dieci chilometri. Quattro minuti di volo. È questo il ridottissimo margine di tempo e spazio che separa la pace dalla guerra a Galati, città romena adagiata sul Danubio, dove i droni russi diretti contro i porti ucraini sconfinano ormai con drammatica regolarità. A gestire questa trincea tecnologica sul fianco orientale della Nato c’è Radu Miruta. Già ministro dell’Economia, questo 41enne che unisce oggi le cariche di vicepremier e ministro della Difesa, affronta la crisi con la pragmatica precisione della sua formazione da ingegnere informatico di alto livello. Lo abbiamo intervistato all’indomani della sua visita al fianco del presidente Nicosur Dan al condominio centrato dal drone che ha ferito una madre e suo figlio.
I cittadini si chiedono perché un’area così esposta non abbia ancora un sistema anti-drone. Cosa risponde?
«La realtà tecnica è complessa. La distanza dal confine è di soli 10 chilometri. Una restrizione della Nato ci impedisce di fare fuoco dai territori alleati se non vi è la certezza che le munizioni non cadano in Ucraina. Non possiamo sparare alla cieca lungo la linea di




