
di Guido Santevecchi
Xi Jinping e i suoi studiano in tempo reale la politica in Occidente, ma noi conosciamo poco le loro dinamiche interne. Il «test» de le Grand Continent
Xi Jinping è sempre più convinto che «l’Occidente è in declino e la Cina è in ascesa». Il leader di Pechino cominciò diversi anni fa ad esprimere questo pensiero per galvanizzare i quadri del Partito comunista: sembrava solo uno slogan, uno tra le migliaia coniati fin dai tempi del Libretto Rosso di Mao Zedong.
Xi ha parlato di declino dell’Occidente, ma è evidente che pensa agli Stati Uniti, l’unica potenza imperiale dei nostri tempi. Non l’ha citata solo per convenienza diplomatica e certamente non ha bisogno di indicare l’Europa perché il nostro continente non è unito e non ha ambizioni neoimperialiste.
Mentre Xi e i suoi compagni e consiglieri studiano in tempo reale ogni accadimento politico in Occidente, noi non abbiamo la stessa conoscenza delle dinamiche interne al governo della Repubblica popolare cinese. Nei talk show televisivi sentiamo dire incessantemente «la Cina vuole», «i cinesi pensano». Per ogni conflitto in corso in questi anni di caos eretto a sistema la diplomazia internazionale ha invocato la




