di Silvia Nani
La struttura, rimasto pressoché intatta dalla sua nascita nel 1863, rinnova camere e suite senza tradire la storia dei personaggi che lo hanno vissuto
L’ingresso foderato da una boiserie d’antàn; l’elegante pavimento in seminato; colonne, modanature e stucchi, e quegli arredi della memoria che, tra velluti e damaschi, rievocano un viaggiatore colto e il luogo di elezione dove amava ritornare. Questa la sensazione entrando al Grand Hotel et de Milan, l’albergo più antico della città, rimasto pressoché intatto dalla sua nascita nel 1863: dopo il restauro per i danni della Seconda guerra mondiale, solo rari interventi e principalmente decorativi.
Sembrava arrivato il tempo di mettere mano a quelle stanze, già testimoni di uno spaccato di vite illustri, ma non senza il timore, da parte della famiglia che guida l’albergo da tre generazioni, di snaturarlo. Questo il preambolo. Oggi è finalmente visibile il risultato di un lavoro importante durato mesi (senza mai chiudere) che ha interessato camere e suite. Eppure, a sorpresa, anche un ospite habitué rischierà di non notarne la differenza. Divanetti e sedute in velluto rosa malva, ricche specchiere e un damasco color oro a impreziosire le pareti, un grande tappeto nello




