
Una spalla destra irrimediabilmente danneggiata, la diplopia, le riabilitazioni…. la storia di un campione che non lascia mai che il suo corpo gli dica no
Li crediamo bionici, campioni fatti di latta, viti e molle. Invece sono uomini fragili. Ma che sanno resistere al dolore. C’è un altro lato nel (probabile) successo di Marc Marquez in questo Mondiale di MotoGP, il decimo della sua lunga carriera: è quello di un corpo potente eppure consumato, dilaniato dalle cadute. “Ho avuto una carriera da sogno, finché un giorno non ho capito che siamo tutti umani”. Vincere, sì. Ma farlo in mezzo a infortuni e tempeste, a ore di sala operatoria, lenti recuperi, dolori lancinanti e imprecazioni (ci sono anche quelle) magari per un’infiammazione che non passa. Marquez, de qué planeta viniste? “Non avevo capito il rischio insito nel motociclismo. Ho imparato ad apprezzare molto di più la vita e la carriera di ogni atleta”.




