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Il primo investitore di OpenAI: «L’intelligenza artificiale divora l’occupazione? Ora più tasse sul capitale e meno sul lavoro»

di Francesco Bertolino

Per Khosla, primo a credere in OpenAi, l’attuale sistema fiscale sta spostando la ricchezza verso l’alto, serve un riequilibrio. Se Ai e robot sostituiranno molti dipendenti, chi pagherà le imposte? Amodei di Anthropic propone un reddito universale finanziato dalle imprese

Mentre le mega-quotazioni di SpaceX, Anthropic e OpenAi si apprestano a creare un gran numero di nuovi milionari, una domanda inizia a serpeggiare negli Stati Uniti: se davvero l’intelligenza artificiale e i robot umanoidi sostituiranno un gran numero di lavoratori, chi pagherà le tasse? Il dibattito sta montando e coinvolge alcuni dei principali beneficiari di quelle che si preannuncia come una nuova rivoluzione industriale. Secondo Dario Amodei, fondatore e numero uno di Anthropic, bisogna già iniziare a pensare a meccanismi redistributivi della ricchezza generata dall’Ai: «un reddito di base universale potrebbe esser finanziato tramite nuove tasse sulle aziende interessate o aumentando le imposte sui redditi da capitale».

Più tasse sui capitali

Un invito simile arriva anche dal primo finanziatore di OpenAi, Victor Khosla, il primo fondo  a credere nel progetto di Sam Altman con un assegno di 50 milioni di dollari. Oggi che OpenAi si appresta a superare il miliardo di valutazione, quell’investimento vale una fortuna.

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