
di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
Il regista sudcoreano spiega le scelte con i giurati
«Se devo dire la verità non volevo dare a nessun film la Palma d’oro perché è un premio che non io ho mai vinto. Ma avevo No other choice». La butta sullo scherzo, citando il titolo del suo ultimo film, il presidente Park Chan-Wook. In effetti sulla Croisette ha vinto tre volte (il Gran Prix per Old Boy, il premio della giuria per Thirst e la regia per Decision to Leave) e insieme ai compagni di giuria ostenta buon umore. Ma i nove hanno discusso e anche tanto, ancora nella tarda mattinata la quadra del palmarès di Cannes 79 non si era trovata, come dimostrano gli ex-aequo per la regia tra La bola negra e Fatherland e le doppiette per attori (Coward) e attrici (Soudain).
Racconta di diverse riunioni e scambi di opinioni, fino all’ultimo il regista sudcoreano. «Stamattina alla villa abbiamo consegnato i nostri telefoni e è partita una serie infinita di discussioni e votazioni per prendere le nostre decisioni finali. Arrivare al verdetto finale non ha richiesto molto tempo, fortunatanmente le nostre opinioni erano sostanzialmente concordi», assicura.
La chiave per capire




