di Giuseppe Sarcina
Trump accelera il percorso negoziale, ma valuta anche i piani per una ripresa dei raid: tra i possibili bersagli siti militari e uomini del regime
DAL NOSTRO INVIATO
PRAGA – Ancora ieri mattina Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi, ostentava prudenza: c’è il 50% di probabilità che il negoziato tra Iran e Usa abbia successo e il 50% che fallisca. Come dire: neanche noi, gli alleati del Golfo, i più colpiti dai droni e dai missili lanciati da Teheran, sappiamo dire come andrà a finire.
Gargash è intervenuto nella «Globsec», la conferenza sulla sicurezza globale che si è chiusa nel fine settimana a Praga. In realtà, le monarchie del Golfo hanno esercitato una forte pressione sulla Casa Bianca, contribuendo a orientare Donald Trump verso l’accordo con Teheran.
Le alternative avrebbero avuto un impatto devastante: la ripresa degli attacchi di Stati Uniti e Israele probabilmente avrebbe trascinato l’intera regione in una guerra di lunga durata. Senza contare, naturalmente, la contabilità dei danni economici causati dal blocco dello Stretto di Hormuz: almeno 30 miliardi di dollari, secondo i conteggi degli Emirati Arabi. In ogni caso il post di Donald Trump sul Social «Truth»




