
di Aldo Grasso
Il falò illumina volti sconvolti, parole confuse, promesse infrante. Non risolve nulla, ma costringe a parlare
L’unico momento veramente importante di «Temptation Island» (Canale 5, quindicesima stagione) è il falò; tutto il resto è liturgia del cuore immacolato di Maria (Canale 5). Il falò è diventato una sorta di sacramento laico, il confessionale balneare di un Paese che ha sostituito la direzione spirituale con il reality show. Non rappresenta né il bisogno d’amore né il rancore del tradimento. Incarna la nostra urgenza insopprimibile di trasformare ogni questione privata in una discussione pubblica. Un tempo c’era la piazza del piccolo paese. Oggi c’è una spiaggia in Calabria, qualche torcia accesa e una comunità intera che aspetta di sapere se lui ha davvero sbagliato o se lei sta esagerando.
Il falò illumina volti sconvolti, parole confuse, promesse infrante. Non risolve nulla, ma costringe a parlare. Se solo gli intellettuali seguissero la tv (e la capissero), mai e poi mai avrebbero rinchiuso i partecipanti al Premio Strega in un claustrofobico furgone che gira l’Italia per reclamizzare alcuni libri, continuando a coltivare l’illusione che gli italiani siano interessati alla lettura quando, in realtà, sono infinitamente più incuriositi dagli autori.




