di Marcello Pasquero
Al Salone del Gusto un settore da oltre 400 aziende tra riso, vino e trasformazione. Costi, clima, guerre e mercati internazionali frenano la crescita, ma le imprese investono e guardano al futuro con fiducia
C’è un Piemonte che arriva a Terra Madre 2026 con le mani ancora sporche dalla vendemmia o pronte a raccogliere il riso. È il Piemonte dell’agroalimentare, filiera riconoscibile dell’economia regionale, capace di tenere insieme industria, agricoltura, trasformazione, export, turismo e identità dei territori. Un settore costretto a misurarsi con un equilibrio fragile: caro energia, caro benzina, materie prime volatili, logistica più costosa, mercati meno lineari e cambiamento climatico. Eppure, la parola che torna più spesso è ottimismo: fiducia prudente, concreta, costruita giorno per giorno dalle imprese.
Cresce l’occupazione
A raccontarlo è Marco Brugo Ceriotti, imprenditore novarese del riso e presidente del settore agroalimentare di Confindustria Piemonte. Il comparto rappresentato dall’associazione conta oltre 400 aziende, soprattutto imprese di trasformazione, con una presenza significativa anche del vino. «Viviamo un periodo di cauto ottimismo — spiega Ceriotti — gli indicatori sono positivi, l’occupazione cresce, le imprese continuano a investire e c’è un’aspettativa di leggera crescita. Ma il contesto resta tumultuoso. La competitività



