
di Marco Cremonesi
Il ministro: «Voglio andare a casa uscendo dalla procedura di deficit»
«Io ho giurato sulla Costituzione: “La difesa della patria è un sacro dovere del cittadino”». E davanti al dovere «non si scalcia, non si scappa, non si diserta». Molti si sono stupiti del tono usato da Giancarlo Giorgetti mercoledì sera. Secco, apparentemente meno diplomatico. Claudio Borghi, leghista come lui, in mattinata aveva respinto seccamente il testo della risoluzione di maggioranza sul fondo europeo Safe, richiesto alla Commissione Ue a nome dell’intero governo.
Fuoco amico, un’altra volta, l’ennesima. Ma i parlamentari a lui vicini giurano che Giorgetti non fosse nemmeno scuro in volto, «come se avesse superato quella fase». Anche se non ha mancato di ricordare, in primo luogo ai sempre scettici leghisti, che «nessuno di noi vuole avere nemici. Neanche l’Ucraina lo voleva. Ma non viviamo nella Città del Sole. Non facciamo utopia, ma politica. E siamo chiamati ai principi di realtà».
Al di là del riferimento a chi scalcia, il ministro ha anche ammesso in separata sede di essere «sconfortato». Prima di rispondere alle opposizioni con una frase suggestiva: «Io voglio andare a casa uscendo dalla procedura di deficit eccessivo




