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Il Mondiale degli «ultimi», da Haiti a Curaçao

Il Mondiale degli «ultimi», da Haiti a Curaçao haitiLa squadra di Haiti 

di   sara gandolfi

Bentrovati.
I Mondiali di calcio, che iniziano oggi, non sono solo l’evento sportivo dell’anno. Sono anche una vetrina geopolitica e l’occasione di riscatto per alcune nazioni, e per molti giocatori, che sullo scacchiere planetario, a palloni fermi, contano poco o nulla. Ecco le squadre da tenere d’occhio, almeno per curiosità.
Un simbolico «pallone d’oro» va ad Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo. Si è qualificato sconfiggendo il Nicaragua per 2-0 lo scorso novembre. Una partita storica per un team che non gioca mai in casa. Per motivi di sicurezza, le partite “casalinghe” si disputano a Curaçao o Aruba e l’allenatore francese Sébastien Migné non ha mai messo piede ad Haiti. L’insicurezza a Port-au-Prince impedisce gli spostamenti, quindi tutto il lavoro tattico, la supervisione dei giocatori e la pianificazione delle partite vengono svolti da remoto.

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