Alle tre del pomeriggio dell’11 luglio 2024, Stephan Schlamminger salì sul palco di una conferenza ad Aurora, in Colorado, con una busta sigillata e dieci anni di lavoro sulle spalle. Dentro c’era un numero: il risultato del più meticoloso esperimento della sua carriera. Per un fisico del National Institute of Standards and Technology (NIST), aprire quella busta era come scoprire un verdetto. E Schlamminger, come confesserà in seguito, non era affatto sicuro di volere quella risposta.
La costante “poco costante”
La grandezza misurata da Schlamminger è la costante gravitazionale universale, indicata con la lettera “G”. È lei a determinare l’intensità della gravità in ogni angolo del cosmo: ci tiene con i piedi per terra, mantiene i pianeti in orbita e intreccia la grande ragnatela dell’Universo.
La formula della Forza gravitazionale si conosce fin dalle medie:
$$F = G cdot frac{m_1 cdot m_2}{r^2}$$
dove
F è la forza gravitazionale tra i due corpi (in Newton) G è la costante gravitazionale universale (6,674 × 10⁻¹¹, in m3




