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Il mediatore del Qatar: gli americani «impulsivi», gli iraniani «esecutori» degli ordini di Mojtaba. Così è fallito il negoziato

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di Greta Privitera

«Si rischia un’altra escalation». Tre opzioni sul piano militare

A sentire chi si muove attorno ai tavoli dei negoziati, l’Iran non è a un passo dal compromesso, ma da un nuovo giro di guerra. Nei giorni in cui sullo Stretto di Hormuz bloccato si incrociano minacce e flotte militari, nel Golfo la paura è di ritrovarsi di nuovo davanti a un conflitto. Majed Al Ansari, portavoce del primo ministro del Qatar Mohammed al Thani, racconta che «con la tensione a questi livelli, il rischio è che, prima ancora di qualsiasi colloquio, ci si spinga verso un’altra escalation».

Tre opzioni

Le ipotesi che rimbalzano tra Pentagono e Casa Bianca hanno tutte lo stesso obiettivo dichiarato, «riaprire» quel braccio di mare. Ma le strade immaginate per arrivarci sono molto diverse. La più semplice, almeno sulla carta, è la presenza della marina americana che tratterebbe ogni barchino iraniano come un bersaglio legittimo. Una fonte diplomatica ci racconta che nei power point dei generali, ci sarebbe anche l’idea di occupare le isole che affacciano su Hormuz e trasformarle in basi permanenti da cui dominare il passaggio — un’opzione molto complessa che entusiasma il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth.

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