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Il Gruppo Volkswagen “apre” le sue fabbriche ai cinesi?

imageI RISULTATI DEL PRIMO TRIMESTRE 2026

Nel primo trimestre del 2026, il Gruppo Volkswagen ha operato in un contesto globale caratterizzato da forti venti contrari, tra cui tensioni geopolitiche, nuovi dazi e un’intensa pressione competitiva, in particolare da parte dei produttori cinesi in Europa. Nonostante un lieve calo del fatturato (-2,5%) e dell’utile operativo (-14,3%), l’azienda ha registrato progressi tangibili sul fronte dell’efficienza, riuscendo a ridurre i costi fissi di circa un miliardo di euro.

Un dato particolarmente positivo è il flusso di cassa netto, salito a 2 miliardi di euro, un netto miglioramento rispetto al valore negativo dell’anno precedente. Tuttavia, il ceo Oliver Blume ha avvertito che il margine operativo attuale (3,3%) rimane troppo basso. Per l’intero esercizio 2026, il Gruppo conferma le sue previsioni, stimando una crescita dei ricavi tra lo 0% e il 3% e un margine operativo compreso tra il 4,0% e il 5,5%.

UN MODELLO CHE NON FUNZIONA PIÙ

In occasione della diffusione dei risultati, Blume ha affermato che il modello di business dell’automotive in Europa, per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, non è più sostenibile. Sono necessari ulteriori tagli ai posti di lavoro, delocalizzazione (ancora più forte) della produzione e, per gli impianti

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