
Le aggregazioni in corso cambiano il panorama bancario, quali effetti possibili sui prestiti alle imprese e sulla crescita del risparmio made in Italy
Un movimento così, in Piazza Affari non si era mai visto. In campo ci sono quasi tutti gli attori della scena finanziaria, da Intesa Sanpaolo a Unicredit, da Unipol e Bper a Banco Bpm. Possibile obiettivo, il Monte dei Paschi di Siena, la banca che sembrava avere un destino segnato qualche anno fa e ora è diventata l’oggetto del desiderio dopo aver conquistato con un’offerta pubblica Mediobanca. Un domino che arriva fino a Trieste, alle Generali.
Se si leggono le motivazioni industriali delle operazioni annunciate, molto è legato ai possibili progetti di crescita, alla necessità di realizzare elevati investimenti, alle economie di scala. Allo sviluppo dei numeri della clientela. Al ruolo europeo. Naturalmente l’effetto che si produrrà, qualunque sia l’esito, è ridisegnare i rapporti di forza all’interno del panorama italiano. E, come ha annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, una conseguenza sarà l’uscita dello Stato dall’azionariato di Siena. Una quota di poco inferiore al 5%, dopo le graduali dismissioni avvenute in questi anni. Missione compiuta, quindi, anche se vale la pena ricordare che l’aumento di capitale decisivo



